martedì 8 settembre 2015

Partecipazione e governo della Città possono camminare insieme



 di Paolo Gelsomini
 

Sono d’accordo con l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Giovanni Caudo quando scrive sul Corriere della Sera del 2 settembre che acqua, energia, rifiuti ed urbanistica sono da sempre i mercati monopolistici radicati a Roma che valgono miliardi di euro e che il modo più efficace per combattere Mafia Capitale è sostanzialmente quello del governo delle cose che cambiano con il progetto degli ecodistretti in luogo delle discariche, dell’equo risanamento del bilancio in luogo del governo del debito sistematico, della trasformazione dell’esistente urbano al posto delle infinite varianti di piano per rendere edificabile l’Agro romano. 

Questa giusta idea di città che sintetizza il pensiero di Giovanni Caudo dovrebbe però essere completata da un’altra filosofia, quella della partecipazione attiva di cittadini consapevoli, filosofia che è sommariamente tracciata in uno scritto di Rita Paris consigliera comunale della Lista civica Marino e direttrice archeologica dell’Appia Antica e di altri siti museali.



Scrive la consigliera archeologa: “L’immagine che oggi si sta dando è quella di un apparato politico, ma anche amministrativo, che non risulta pienamente a servizio del cittadino, il quale si imbatte in una burocrazia troppo spesso irraggiungibile e non si sente rappresentato da politici che siedono sugli scranni di un’aula di tradizione secolare.
Vi è di contro una cittadinanza molto attenta e impegnata, senza altri fini, per gli interessi della città: associazioni, comitati, cittadini organizzati che non mollano e non smettono di denunciare e di presentare proposte e soluzioni che l’amministrazione e la politica forse non ascoltano abbastanza. Tra questi vi sono persone che studiano, si documentano a fondo sui diversi temi, con competenza, senza altra aspettativa che quella di migliorare lo stile di vita della città e far valere semplicemente il rispetto delle regole. Ripartiamo dunque dall’ascolto e dalla partecipazione della società civile, nei Municipi, nei quartieri e nelle diverse realtà sociali; torniamo a parlare con i cittadini dei programmi dell’amministrazione e confrontiamoli con le aspettative della città”.

Quindi la sintesi è perfetta: da una parte il coraggio e la forza della progettazione di un futuro sostenibile per questa città, dall’altra la consapevolezza che senza la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini, l’idea di bene comune, di opera utile, di servizio pubblico adeguato alle necessità non prevarrà mai sugli egoismi sociali e corporativi nè su quella burocrazia sorda e resa inefficiente ad arte per favorire interessi e rendite di posizione.
Dunque tutti i temi della vita pubblica, dalle trasformazioni urbane alla gestione dei servizi pubblici, debbono diventare materia di coinvolgimento della società civile che non si deve sostituire alla società politica in una democrazia rappresentativa ma deve solo affiancarla secondo lo spirito e la cultura della sussidiarietà. 

Sono le conoscenze diffuse e le mille competenze specifiche le vere risorse umane di questa Città. Solo la consapevolezza delle situazioni, la trasparenza degli atti pubblici, la coscienza e la conoscenza dei problemi amministrativi possono permettere una partecipazione attiva dei cittadini, possono liberare la loro creatività, possono consentire loro di esercitare nel nome della democrazia partecipata un ruolo di controllo e di proposta che poi toccherà alla Politica incanalare per farlo arrivare come un prezioso affluente ad alimentare le acque del fiume dell’azione politico-istituzionale prima di sfociare nel mare di decisioni politiche chiare, condivise, ispirate unicamente al bene comune ed all’interesse vero della città.

In questa metafora idraulica non ci deve esser posto per la mafia o per gli affaristi di ogni genere che in queste acque non sanno nuotare.
D’altra parte i Partiti (li scrivo ancora con la P maiuscola perché sto ancora alla vecchia definizione di “strumenti della democrazia che si organizza”) hanno da molto tempo abbandonato il territorio inteso come luogo per creare rapporti culturali e sociali e per favorire economie sane, per denunciare ingiustizie, per creare forme di solidarietà, per fare comunità. In cambio abbiamo avuto comitati di affari, falsi circoli territoriali, capibastone, camarille (non correnti di pensiero che erano una cosa seria).
Solo i cittadini con le loro iniziative e la loro partecipazione attiva potranno strappare la Città dalle grinfie di tutte le mafie e rifondare una vera democrazia rappresentativa che unisca Popolo, Politica e Istituzioni.

Questo gruppo di “Roma partecipa” che edita questo sito ci sta provando ed invita chi legge, se condivide questo articolo, ad unirsi a noi.
Inoltre, il Laboratorio di Carteinregola di cui facciamo parte, ha in programma nuove iniziative che cominceranno in autunno con veri e propri focus su questioni fondamentali per la vita dei cittadini di Roma. Lo scopo è farsi parte attiva per una rinnovata coscienza civile collettiva e per un vero rinnovamento della classe politica. 

Propongo al mondo delle associazioni di far parte di questa azione civile e morale e di andare fino in fondo per ognuno dei temi che sopra sono stati enunciati, per controllare, denunciare, proporre, progettare insieme alle Istituzioni senza fermarsi alle sole considerazioni di ordine morale che senza un'alternativa praticabile di gestione della cosa pubblica diventerebbero vuoti ed insopportabili moralismi.





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